Veneto Terra di Vino

Le strade del vino in Veneto: itinerari enologici e le città che ne fanno parte.

Il Veneto è suddiviso, dal punto di vista del territorio, in due regioni ben distinte tra loro: quella pianeggiante, compresa tra le province di Verona, Treviso e Vicenza, e quella collinare e montuosa, che inizia dal Garda e termina al confine col Trentino.

In questo vasto panorama territoriale, vengono prodotti, senza soluzione di continuità, una notevole quantità di vini, ottenuti da una vasta gamma di vitigni. Questa caratteristica fa si che il Veneto sia, dal punto di vista quantitativo, la prima regione produttrice in Italia. Qui si producono dei vini tra i più conosciuti e diffusi sul mercato: il Soave, famoso sia nella versione classica che in quella Recioto, il Bianco di Custoza, il Prosecco di Conegliano, il Cartizze, il Bardolino, il Valpolicella, sia nella versione classica che in quella Amarone e il Dindarello Moscato, solo per citare i più conosciuti.

Questa produzione così variegata di bianchi profumati, rossi giovani o ben strutturati e di spumanti, collocano il Veneto inoltre al primo posto sia nelle esportazioni che nel numero di DOC, ben venti, primato assoluto in Italia. Le uve maggiormente diffuse sono il Merlot, il Raboso, la Corvina, la Rondinella, la Molinara, la Negrara, il Cabernet Franc, il Cabernet Sauvignon, la Marzemina, il Pinot Nero(tra quelli a bacca rossa), la Garganega, il Prosecco, il Riesling Italico, il Riesling Renano, lo Chardonnay, il Pinot Bianco, il Pinot Grigio, il Verdiso, la Bianchetta, il Cortese, il Tocai Friulano, la Vespaiola, il Sauvignon, il Trebbiano di Soave (tra quelli a bacca bianca).

Città del vino:

Cinto Euganeo, Vo, Barbarano Vicentino, Lonigo, Annone Veneto, Portogruaro, Pramaggiore, Santo Stino di Livenza, Bardolino, Marano di Valpolicella, Monteforte d’Alpone, Peschiera del Garda, Roncà, Soave, Sommacampagna, Asolo, Conegliano, Valdobbiadene, Vazzola

DOCG:

Bardolino Superiore, Recioto di Soave, Soave Superiore.

DOC:

Arcole,Bagnoli di Sopra, Bardolino, Bianco di Custoza, Breganze, Colli Asolani e Montello, Colli Berici, Colli di Conegliano, Colli Euganei, Gambellara, Garda, Lessini Durello, Lison-Pramaggiore, Merlara, Lugana, Prosecco di Conegliano Valdobbiadene, San Martino della Battaglia, Soave, Valdadige, Valpolicella e Recioto della Valpolicella, Vicenza, Vini del Piave o Piave.

IGT:

Vigneti delle Dolomiti (BL), Veneto (alcuni comuni nelle province di: BL,PD,TV,VE,VI, VR), Delle Venezie (BL,PD,RO,TV,VE,VI,VR), Conselvano (PD), Veneto Orientale (VE,TV), Vallagarina, Veronese (VR), Alto Livenza (TV,PD), Colli Trevigiani, Marca Tre

L’origine della zucca

L’origine della zucca è controversa e un po’ incerta. Pensate che quest’ortaggio era conosciuto e coltivato, in varietà diverse, dai popoli più antichi, tra cui gli Egizi, i Romani, gli Arabi e i Greci; questi popoli la importarono con molta probabilità dall’Asia Meridionale, più precisamente dall’India. La sua coltivazione non era solo scopo alimentare, pensate che gli antichi Romani una volta svuotata la polpa e fatta essiccare la zucca la utilizzavano come contenitore per il sale, latte o cereali o addirittura né ricavavano piatti, ciotole, cucchiai e i più fantasiosi né ricavarono persino uno strumento musicale, le maracas sudamericane.La zucca fu conosciuta dagli europei solo dopo la conquista delle Americhe quando Cristoforo Colombo portò in Italia diverse varietà di zucca; né arrivano varietà più disparate e di tutti i tipi: bislunga o rotonda, grande o piccola, verde, gialla, striata, rossa. Tuttavia non godette affatto di ottimo prestigio e venne comunemente ritenuto un cibo della bassa plebe.
La zucca inizialmente fu usata per sfamare il popolo contadino che col passare del tempo né ricavò sapientemente ricette prelibate. Le lunghe carestie fecero cadere i pregidizi sulle zucche e iniziarono a essere apprezzate anche dalle classi sociali più abbienti. Anche se inizialmente di quest’ortaggio colpì la sua stranezza, finalmente aveva attirato l’attenzione del palato. Ci si accorse, infatti, che la sua polpa, diventava ottima se preparata con condimenti e aromi giusti. Tantè che oggi si cucina in svariati modi, si può utilizzare per realizzare un primo o un secondo piatto e perché no anche per un dolce.
L’ origine del suo nome potrebbe derivare dal latino cocutia che significa testa; nel tempo il suo significato prima di arrivare al nome attuale zucca è stato trasformato da cocuzza a cozuccca (termine ancora utilizzato nelle lingue dialettali di alcune regioni meridionali).

La casa del Petrarca

L’edificio,di probabile impianto duecentesco,fu donato a Francesco Petrarca dal Signore di Padova Francesco il vecchio da Carrara,suo estimatore ed amico.
Nel 1369 il poeta risulta già impegnato nei lavori di restauro e di riadattamento degli spazi:la casa infatti, originariamente di due corpi con un dislivello l’uno dall’altro di tre metri e mezzo,fu fatta modificare con l’apertura sulla facciata di alcune finestre e la predisposizione di due unità abitative, una ricavata dall’edificio inferiore sito sito sul versante sinistro quale abitazione per sé e per la propria famiglia, l’altra riservata alla servitù e ai suoi servizi nell’edificio di destra, più elevato, dove si trova anche l’ingresso principale. Il Petrarca provvide anche alla decorazione interna, con fasce affrescate a motivi floreali, di cui rimangono ancora alcune tracce.
Al Petrarca si deve anche il riattamento degli spazi esterni con la creazione di due orti, sul fronte e sul retro dell’abitazione, dove vi furono piantati principalmente alberi da frutto ed erbe aromatiche: di questi due spazi, molto cari al Petrarca che ebbe sempre a cuore la cura delle piante,oggi rimane solamente la zona anteriore, risistemata come giardino all’italiana nel 1925 che circonda con le sue aiuole geometriche di basso il vialetto di ingresso che porta alla scala risalente al XVI secolo.
Dopo la morte del Petrarca si succedettero numerose proprietà: nel 1374 la casa passò a Francesco da Brossano, quindi al nobile veneziano Federico Giustinian e successivamente nel Cinquecento ne divenne proprietario il nobile padovano Pietro Paolo Valdezocco, è in questo periodo che l’edificio subisce numerose e progressive modifiche con la costruzione della loggetta di stile rinascimentale e la scala esterna, le decorazioni interne con tempere rappresentanti scene ispirate al Canzoniere, ai Trionfi e all’Africa tutte opere del Poeta.
L’ultimo Proprietario, il cardinal Pietro Silvestri, la donò, nel 1875 al Comune di Padova, che ne conserva tuttora la proprietà

Il Ponte Dei Sospiri

Il Ponte dei Sospiri ebbe questo soprannome nell’Ottocento, poichè si immaginava che i prigionieri che di qui transitavano andando dai tribunali alle prigioni, guardando fuori la meravigliosa veduta sulla laguna e sull’isola di S.Giorgio, sospirassero sapendo che molto probabilmente non avrebbero mai più rivisto la luce del sole.

Al centro della facciata in pietra d’Istria è posto lo stemma del doge Marino Grimani, sotto il cui dogato il ponte venne costruito, sormontato da un rilievo raffigurante la “Giustizia”.

 

Arquà Pertarca Fascino Medioevale

 

Il tempo sembra essersi fermato ad Arquà Petrarca. il centro dei Colli Euganei che, più di tutti gli altri, mantiene inalterato il fascino antico dei borghi medievali. Il suo nome deriva da Arquata montium che significa ” chiostra da i monti” ma deve la sua notorietà alla fama eterna di Francesco Petrarca, il poeta che vi passò gli ultimi anni della sua vita. Arquà, grazie alla sua posizione favorevole, fu abitata fin dall’età del Bronzo, come testimoniano i ritrovamenti di palafitte sul lago Costa, ma crebbe sopratutto sotto la signoria padovana dei Carraresie la dominazione veneziana.

Mura e Porte

La Prima cerchia muraria, eretta in epoca comunale, correva lungo il Bacchiglione ed i canali navigabili che limitavano l’antica “isola” romana. Ne restano alcuni tratti e due delle 19 porte: Porta Altinate e Porta Molino. Nuovi tratti di mura furono costruiti nel periodo carrarese, includendo le espansioni urbane oltre l’isola romana ed ampi terreni orticoli. La città, per la sua importanza strategica, fu munita dalla Serenissima Repubblica di Venezia di una nuova cinta murata, edificata tra il 1513 ed il 1544. il sistema fortificato, lungo circa 11 chilometri, comprende una ventina di formidabili bastioni tuttora ben conservati. Di Particolare interesse sono la Porta Venezia o Portello, la Porta S. Giovanni (1528) e la Porta Savonarola (1530). Negli ultimi anni si è avviato un programma di ripristino delle antiche vie d’acqua e di riapertura delle vecchie conche di navigazione, che ha permesso la ripresa della navigazione lungo le antiche vie fluviali, tra queste anche il percorso lungo le mura e i bastioni che circondano la città.

Tremila anni di storia

“Antenore potè, sfuggito all’accerchiamento degli achei, penetrare sicuro i golfi illirici e, i riposti regni dei Liburni e superare la fonte del Timavo… Qui egli fondò la città di Padova e pose la sede dei Troiani; qui diede il nome alla sua gente e appese le armi di Troia; qui ora riposa, composto in placida quiete”

Virgilio, Eneide, I, 242 – 249


Il poeta Virgilio celebra con questi versi la leggenda della mitica fondazione di Padova da parte dell’eroe troiano Antenone. Storicamente Padova sorse oltre tremila anni fa, in epoca paleoveneta, in un’ansa del fiume Brenta.
Nel 45 a.C. divenne municipium romano e grazie a fiorenti commerci, fertili terre e abbondanza di corsi d’acqua navigabili, uno dei principali centri dell’Impero Romano. Distrutta dai Longobardi nel 601, dopo l’anno Mille la città si riprese economicamente e si espanse.

A partire dall’ XI secolo si eressero edifici laici e religiosi: il Duomo, i Palazzi Comunali, le torri nobiliari ed un lungo anello murario a protezione dell’abitato. Nel Duecento sorsero lo Studio Patavino, il Palazzo della Ragione,la Basilica di S. Antonio.

Il Trecento fu il “secolo d’oro”: la signoria dei Carrara diede impulso ai commerci, all’Università e allo sviluppo artistico e culturale. In Seguito, con la caduta dei Carraresi, Padova ed il suo territorio entrarono nel Dominio della Repubblica Serenissima di Venezia. La Presenza veneziana (1405-1797) segnò soprattutto il territorio extra urbano, dove la nobiltà veneziana investì i propri capitali in attività agricole ed eresse stupende ville.

La decadenza della Serenissima e L’avanzamento dell’imperialismo napoleonico posero fine ad una delle più straordinarie epoche storiche, artistiche e culturali d’Europa.

I periodi di dominazione napoleonica e poi austriaca seguiti dei due eventi bellici mondiali, provocarono un lungo periodo di stasi economica, culturale ed artistica, da cui Padova , come il resto del Veneto, si riprese con nuova e rafforzata coscienza a partire dalla seconda metà del XX secolo. Oggi Padova è una dai maggiori centri economici del Veneto e d’Italia, nodo di comunicazione con il resto d’Europa, splendida città d’arte e di scienza.

Nizioleti a Venezia

A Venezia la toponomastica è veramente particolare: le Calli sono strade strette, le salizzade sono strade che erano pavimentate, nei tempi in cui esistevano i campi coltivati e la città non era ricoperta dai” masegni”; poi ci sono i Rio Terà, canali che erano stati interrati, le rughe, cioè le strade (da Rue), e le fondamente, quelle strade che costeggiano i canali.

I nomi poi sono veramente particolari, e legati a determiate caratteristiche dei ponti, delle calli e altro, ed i nomi sono scritti sui “nizioleti” delle targhe dipinte di bianco sui muri delle case.

Esistono per questi motivi la Calle dei Fabbri, la Calle delle Ostreghe (dove probabilmente c’era un bacaro dove si potevano gustare le ostriche, il ponte de le Tete, di cui già ho parlato,la Calle degli Avvocati, la corte ed il Sottoportego del Diavolo, che, come la Calle ed il Rio Terà dei Assasini doveva fare particolarmente paura magari per l’oscurità dei luoghi.

Donna-Onesta.JPGRiguardo invece il Ponte, la Calle e la fondamenta della donna onesta si raccontano quattro versioni; due amici, mentre attraversavano il ponte stavano discutendo sulla fedeltà delle donne ed il più cinico disse all’altro: Sai qual’è l’unica donna onesta, quella li, e così indicò il volto di marmo  scolpito di una donna, tuttora inserito nel muro di una casa vicina al ponte.

Un’altra ipotesi parla di una prostituta, probabilmente una “cortigiana onesta” che abitava li vicino. Altri invece raccontano di una donna, moglie di un maestro spadaio , di cui si innamorò un giovane patrizio che per intrufolarsi in casa della donna ordinò al marito una daga, allora chiamata “misericordia”. Dopo qualche giorno, con la scusda di vedere a che punto fosse l’opera si fece aprire la porta dalla donna che in quel momento era sola, e le usò violenza. Sopraffatta dal dolore per essere stata disonorata, e temendo che il marito, per vendicarsi, uccidesse il patrizio, la povera donna si uccise con la daga.

Forse, molto più semplicemente, in quella zona abitava nel 1537 una donna di nome “Honesta”, come riportano le cronache dell’epoca.

Anche il Ponte delle Meravegie deve il suo nome a quello di una famiglia ” Maraviglia”che risiedeva nerlla casa all’angolo: viene ricordata una certa Belisandra Maraviglia sorella di Giovanni, segretario del senato e moglie di Pietro Albino, gran cancelliere di Cipro, morta erociamente nella guerra contro i Turchi nel 1570, dopo aver dato fuoco a navi e a munizioni nemiche.

La leggenda collegata invece racconta che di fronte al Ponte abitasse una famiglia con sette figlie, sei belle ed una, Marina , non certo bella. La casa era frequentata da un giovane barcaiolo, che un giorno si ammalò. Si convinse allora che la causa della sua malattia fosse la maledizione della giovane, brutta donna; un venerdì santo decise di andare in quella casa, sapendo che Marina sarebbe stata sola, per vendicarsi di lei. Ma quando fu sul ponte si fermò, meditando su quello che stava facendo, ed allora vide attraverso i vetri della finestra la ragazza inginocchiata davanti ad un Crocefisso. Alzò per un attimo gli occhi al cielo e scorse sei stelle fiammeggianti disposte a forma di carro, ed una settima, più piccola e fioca che le precedeva.  Ma subito dopo, quelle più luminose persero la loro luce l’unica stella rimasta cominciò a diventare sempre più vivida.

Accantonato ogni proposito di vendetta dopo la visione meravigliosa, il giovane entrò in casa della ragazza e scoprì che Marina, segretamente innamorata di lui, pregava il Santissimo perchè facesse ammalare e morire lei e non il suo amato.

Da allora il  giovane barcaiolo si innamorò della ragazza, e riacquistata la salute sposò Marina.

Il sottoportego, il Ponte il Rio e la Fondamenta dei dai traggono il loro nome da dadi, probabilmente utilizzati o venduti in questo luogo. Esistevano leggi dal 1200 che proibivano di giocare ai dadi sotto il portico della Chiesa di S. Marco, e sotto il palazzo Ducale quando il Maggior Consiglio era riunito.

Qualcosa di simile anche per il Casin dei Nobili, dove appunto si riunivano i più ricchi per giocare, per poi indebitarsi e rischiare così la reputazione.  Dedicata al mestiere dei costruttori di frecce la Frezzaria a San Marco, luogo dove erano appunto riunite le loro botteghe, oppure la Calle del Forno, deicata ai panettieri, ed altre calli, sottoporteghi che attestano i luoghi dove le varie arti erano praticate.

Una nota a parte l’attesta il nizioleto che indica la Calle dell’amor degli amici! Anche queste dolcissime dediche  in una Venezia che sembra pragmatica a volte, ma che in altre situazioni riesce ad esprimere quell’animo dolce, romantico e poetico attinente ad un popolo legato al mare, alla laguna ed alla bellezza dell’arte che denota sensibilità e nobiltà d’animo!

Cicloturismo – Il Viaggio Lento

Drava, Perla dell’Alpe Adria 

Una presenza amica, silenziosa, protettiva,quasi fraterna. Un Fiume da risalire o – ancor meglio – da ridiscendere è quanto di meglio un viaggio in bicicletta possa chiedere a un’escursione su due ruote: c’è data infatti la possibilità di pedalare a filo di corrente, quasi di mescolarci e di confonderci tra le sue acque fresche … E’ affascinante tallonare un fiume seguendone pedissequamente il percorso, ricalcandone i contorni, studiandone i movimenti, vederlo nascere e farsi adulto osservandone la progressiva maturità, distinguere le anse e il suo sinuoso andamento, guardare le dighe artificiali, le cascate, i laghi che forma. La Drava è un fiume che solo ultimamente sta ottenendo la meritata attenzione, non avendo mai goduto da noi di particolare considerazione: tuttora non molti sanno che è un fiume che nasce in Italia e che quindi a tutti gli effetti è il corso d’acqua più lungo che passa per il nostro Paese, sfociando nel Danubio dopo 749 km (mentre il Po è di 652 Km) dopo aver attraversato Austria, Slovenia, Ungheria e Croazia.

IL Percorso

Dobbiacco – Lienz – Oberdraurg  { 68,7 Km }

In gran parte asfaltata e costantemente in discesa.Abbiamo preferito partire da Dobbiaco per passare in vicinanza delle sorgenti della
Drava, il fiume infatti, che lungo i 720 chilometri del suo percorso bagna ben 5 stati prima di sfociare nel Danubio, nasce e scorre per i primi 10 km proprio in territorio italiano. Dopo una breve digressione per vedere il suggestivo laghetto con la cornice
dolomitica, ci si avvia verso la stazione ferroviaria di Dobbiaco da cui si diparte una pista ciclabile che attraversando verdi prati di montagna, in vista delle crode dolomitiche dei Branci, raggiunge San Candido ( Innichen). E’ di rigore la visita nel
centro storico alla chiesa romanica del XIII secolo con un imponente campanile del 1300, proseguendo verso nord est si incontra ben presto un irrequieto torrente (la Drava!) ed alla sua destra ricomincia la ciclabile. Appena oltre delle piccole tabelle verdi segnalano il percorso ciclabile che, fino a Lienz, viene indicato come “Pustertaler Radweg”. Questo tratto iniziale del percorso,quasi interamente asfaltato e sempre ben segnalato, si sviluppa in un paesaggioprettamente alpino e selvaggio, tra oscure abetaie e isolati castelli. Giunti a Lienz, il pittoresco capoluogo del Tirolo Orientale, è raccomandabile una visita al castello Bruck che da una collina domina la città ed è sede del museo locale.Dopo Lienz la pista ciclabile lungo la Drava prosegue lungo la diga e proseguirete lungo la Drava. Poco dopo Lienz avrete la possibilità di visitare anche la vecchia città romana di Aguntum. Anche il paese di Oberdrauburg (noto in passato per le sue riserve di oro, d’argento, di rame e di ferro)

Oberdrauburg – Spittal  {57,3 Km}

Lungo strade secondarie si prosegue per Steinfeld, dove si trova una delle più famose chiese affrescate della Carinzia, ed il ponte Möllbrücke (rovina di Felsberg),per giungere direttamente a Spittal an der Drau. Nel centro storico si fa notare il bel
parco cittadino con il Castello di Porcia che ospita il Museo delle Tradizioni Regionali; a 5 km un tipico lago alpino, il Millstattsee, regala un po’ di sospirata frescura all’accaldato cicloturista.

Spittal-Villach {38 km}

Il percorso si fa interamente pianeggiante mentre la ciclopista è tracciata sulle rive di una Drava sempre più placida e imponente. Dall’alto degli argini sterrati la vista spazia su panorami dai connotati quasi danubiani; nell’ampia valle i villaggi sembrano perdersi tra le estensioni di campi ordinatamente coltivati. La presenza di alcune centrali idroelettriche è mascherata da giardini e funzionali aree di sosta per ciclisti. Un improvviso restringimento della vallata preannuncia l’ingresso nella città di Villach, interamente percorsa da piste ed itinerari ciclabili segnalati che si spingono nei lussureggianti dintorni punteggiati da laghetti e da case immerse nel verde. La città offre innumerevoli attrattive turistiche, tra cui le celebri terme.

Villach – lago Worthersee – Klagenfurt {36 Km}

Vi lascerete la Drava alle spalle, per imboccare la strada per Velden am Wörthersee. Lì avrete la possibilità di pedalare lungo la riva del lago Worthersee fino a Pörtschach e Krumpendorf, per giungere infine alla città di Klagenfurt (dove si trovano il Museo Regionale della Carinzia, la Galleria dei Costumi carinziani, il Museo dei Cavi Minerali ed il Pozzo del Drago). In alternativa, potrete fare il tratto fino a Klagenfurt con la nave traghetto sul lago Wörthersee.

Rientro in treno + bici a Dobbiaco

In realtà la Drava e quindi la sua ciclabile non passano da Klagenfurt (sono più a sud), è possibile comunque riprendere il
Drauradweg da Klagenfurt in direzione Ferlach (a sud) o Volkermarkt (ad est).
Per seguire fedelmente il percorso ci sono 2 tappe e precisamente:
Villach – Feistritz (km 67)
Feistritz – Volkermarkt (km 38)
Per chi volesse proseguire per Maribor le tappe successive sono le seguenti

Volkermarkt – Lavamund(km 36)

Confine austriaco

Lavamund – Maribor (km70) Slovenia