Il Radicchio di Treviso – Il fiore che si mangia

 


Il radicchio di Treviso è l’estremo dono della terra, che, quando l’autunno si assopisce nell’inverno, dall’umiltà verdognola del campo, sommerso negli stessi umori della stagione in dissolvimento, si gonfia di linfe trionfali che gli danno un colore ed una consistenza impareggiabili.

Il rosso, tono dominante della natura moribonda, diviene risplendente nei riflessi dorati, e si erge nella sua crescente freschezza come su steli di alabastro, a cantare una vita che sfida i rigori dell’inverno e se ne avvantaggia.

È strano, ma nel radicchio di Treviso, dalla linea gotica slanciata, sembra sintetizzarsi quasi l’antica anima veneta, dalle ancestrali osservanze religiose, dal profondo rigore morale, dalle speranze rivolte ai cieli, sino alla delicata contemplazione della natura, ed al gusto di aderirvi serenamente con una semplicità assoluta che diviene raffinato uso delle gioie che essa propone saggiamente ed onestamente ai sensi.

Il nome botanico della specie spontanea della cicoria o radicchio rosso trevigiano è Cichorium Intubus“.

Si tratta di una pianta dicoltiledone della famiglia delle Asteracee, sottofamiglia Ligulifore, tribù Cicoracee:

Si trova ovunque nei luoghi erbosi e incolti, dall’Eurasia sino ai confini dell’Afghanistan e del Belucistan. Geograficamente poteva esistere anche nel giardino dell’Eden, per questo si narra che la cicoria sia stata scoperta da Adamo nel Paradiso Terrestre.

L’utilizzazione da parte dell’uomo della specie spontanea risale alla notte dei tempi. Plinio il Vecchio (23-79 a. C.), nel Naturalis Historia, citava la lattuga veneta sottolineando le sue qualità depurative. In antichità veniva usato come medicamento, specialmente per curare l’insonnia.

I caratteri della specie primitiva si modificarono nei secoli a causa dell’ adattamento ambientale, per ibridazioni naturali e per selezioni, sino a giungere al prodotto perfetto che è oggi il radicchio rosso della Marca Trevigiana. Solo in questa terra esistono le condizioni ideali per la sua produzione, infatti, la coltivazione del radicchio rosso è stata tentata, diverse volte, senza successo, già dal secolo scorso, in varie parti d’Italia e d’ Europa.

                                                                                                                                                                   Per scoprire di più radicchio.net
 
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