Una tazza di buon caffè al Pedrocchi

“Il caffè senza porte”, così i padovani chiamarono per tanti anni il Caffè Pedrocchi;ed effettivamente il locale dal 1831al 1916 rimase sempre aperto, anche di notte, per volontà degli antichi proprietari.

Solo i pericoli conseguiti la guerra ne causarono la chiusura secondo l’orario di tutti gli altri esercizi pubblici. Quando agli  inizi del’Ottocento il “sior ” Antonio Pedrocchi cominciò  ad acquistare l’area,dove poi sarebbe sorto lo stabilimento, egli era già un famoso caffettiere e la moda del caffè era largamente diffusa, tanto che in Padova si contavano già parecchie botteghe di caffè. Ma l’ambizione del Pedrocchi era di sfruttare la posizione centrale della sua panetteria e la vicinanza con il Bo, la sede dell’Università, per farne un punto di riferimento della sua vita culturale e commerciale della città. E così effettivamente avvenne, appena inaugurato, nel 1831,il Pedrocchi divenne luogo di ritrovo di studenti,artisti,letterati come Ippolito Nievo o Giovanni Prati, e di patrioti come Arnaldo Fulminato; in una sala interna, la bianca, si conserva una targa a ricordo di una pallottola sparata da un austriaco durante i morti del Pedrocchi1848. Ma il lungimirante “sior ” Antonio pensò  anche ai commercianti e riservò una sala al pianterreno, la gialla, alla borsa merci; al piano nobile invece, che fu inaugurato nel 1842 con la Riunione degli Scienziati Italiani, si stabilì qualche anno dopo la sede della Società del Casino Pedrocchi.

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