Nel Ghetto di Venezia

Il termine ghetto pare sia nato a Venezia, da getto (colata di metallo), per via di un’antica fonderia che si trovava qui. Dal 1492 molti ebrei cacciati dalla Spagna trovarono rifugio a Venezia; nel 1527 essi furono obbligati per legge a trasferirsi in questa zona. Soggetti a coprifuoco per evitare che fraternizzassero con le donne del luogo, dormivano rinchiusi all’interno di cancellate e la loro isola era pattugliata da una barca armata. Ogni nuovo gruppo linguistico costituiva la propria sinagoga (cinque in tutto) e alzava gli edifici dei locali bassi fino a sette piani.

In Campo del Ghetto Nuovo di Venezia è visibile ilMonumento all’Olocausto (1980), che è opera dello scultore lituano Arbit Blatas dedicata dalla comunità ebraica ai suoi deportati, il progetto fu di Franca Semi. Poco distante è ancora attiva una casa di riposo. Attualmente la comunità ebraica del Ghetto di Venezia risulta decisamente ridotta (30 residenti), ma sono ben 500 gli iscritti ad essa. Mentre un tempo nel Ghetto di Venezia erano fiorenti le attività bancarie e tipografiche (specialmente nel XVI secolo), la principale risorsa al giorno d’oggi è il turismo. E’ doloroso ricordare che durante la seconda guerra mondiale vennero deportate dal Ghetto di Venezia oltre 200 persone nei due tragici giorni del 5 dicembre 1943 e 17 agosto 1944.

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