I MULINI DEL DOLO

Nonostante allo stato attuale non ci siano documenti storici comprovanti la presenza di Dolo in epoche antiche, alcune circostanze, come la sua collocazione geografica e la sua vicinanza alla Via Annia, fanno presupporre che possa essere stata, con molta probabilità, una stazione di posta romana.

Le prime notizie sul territorio, identificato come Ca del Bosco, compaiono attorno al 1400 anche se già, in qualche documento coevo, si trovano tracce del toponimo Dolo.

Come oscuro borgo contadino seguì, nel periodo medievale, le sorti di Padova, alla quale era sottomesso, per passare dopo che questa fu sconfitta (1405), sotto l’autorità della vincitrice Venezia, che favorì il periodo del suo più grande sviluppo.

Ph-GhezzoClaudio Mulini del Dolo -1Dolo fu infatti ritenuto, dagli ingegneri idraulici del Magistrato alle Acque, il punto tecnicamente più adatto e conveniente da cui far partire una biforcazione dell’alveo del Brenta per allontanarne da Venezia lo sbocco in laguna, causa fino ad allora di continui e consistenti interramenti. Nel 1507 si scavò dunque un nuovo canale che partendo da Dolo deviava verso sud una buona parte della portata del fiume allegerendone il vecchio tratto terminale e consentendo, nel contempo, un maggior controllo delle frequenti e devastanti piene. Per Dolo il XVI secolo segnò l’inizio di un notevole sviluppo economico collegato alla costruzione dei ‘Molini’ (terminati nel 1551-52) e Ph-GhezzoClaudio Mulini del Dolo -3dai continui lavori di progettazione, sistemazione e manutenzione delle opere idrauliche. La Repubblica Serenissima effettuò il taglio del Brentone verso Codevigo (1488-1507) che portò esiti discutibili nei confronti dell’equilibrio idrografico del territorio, del quale rimane oggi soltanto l’argine sinistro. Furono i Savi del Magistrato delle Acque di Venezia, dopo le varie deviazioni del Brenta, che individuarono proprio a Dolo un punto in cui si poteva costruire uno sbarramento per far funzionare con l’ausilio dell’acqua, dei molini. L’idea nacque in seguito ad un sopralluogo per controllare il Brentone del 1543. I molini furono visitati da molti uomini illustri: uomini di scienza, di cultura, pittori ritrattisti (famoso il quadro del Canaletto custodito nel museo di Oxford, a Dolo vi è una copia fotografica concessa dal museo stesso), rappresenta uno degli scorci più suggestivi di Dolo; ma anche alcuni dolesi come Carlo Morelli, Ettore Tito, Boscaro detto Saffi, Luigi Tito, altri personaggi di valenza nazionale come, Cesare Musatti padre della psicanalisi, Guardi, Bellotto, Goldoni e molti altri, confermano che Dolo fu centro di grande richiamo.

L’orgoglio di Burano

Eccolo li campanile dell’isola, che pende in modo preoccupante,si vede da lontano.

Veduta Isola di Burano Le case dai colori accesi,il pesce e i merletti sono l’orgoglio di Burano, rifugio di artisti.
Gli isolani raccontano della leggenda di un marinaio fedele che resistette al canto delle sirene e fu premiato con uno stupendo velo di schiuma per la sua sposa, che poi si trasformò in pizzo, prodotto che ha portato fama mondiale e fotuna alle genti del posto.Ph-GhezzoClaudio - Burano

Oggi, anche se le donne anziane si cavano ancora gli occhi con punti pazienti, molti articoli sono in realtà importati dall’estero  ( perciò occhio alle imitazioni) se vi appassiona questa arte Vi consiglio di visitare la scuola dei merletti di Burano

San Francesco del Deserto

Eccoci su questa attraente isola di cipressi che ospita un monastero francescano.

San Franseco Del Deserto - Isola VeneziaFrequentato sin dall’età romana, come testimonia il ritrovamento durante scavi archeologici eseguiti in diverse epoche, soprattutto negli anni 1961-1965, hanno portato alla luce conferme di rilievo di quanto era stato da sempre tramandato, il luogo, già chiamato Isola delle Due Vigne, divenne nel 1220 approdo per Francesco d’Assisi, di ritorno dall’Oriente e dalla Quinta Crociata, dove si era recato a predicare il Vangelo al sultano e porre fine alla guerra.
Il Santo scelse l’isola per fondarvi un ricovero dove fosse possibile pregare e meditare in pace, lontani dalla mondanità.
Dopo la sua morte, l’isola venne donata, nel marzo del 1233, ai Frati Minori dal patrizio veneziano Jacopo Michiel, parente del patriarca di Grado Angelo Barozzi, per fondarvi un convento.

Nel XV secolo, abbandonata l’isola ed il convento per le condizioni ambientali divenute ormai inospitali, la zona fu successivamente adibita a polveriera dagli Austriaci, sino a che nel 1858 il terreno venne donato alla Diocesi di Venezia, che consentì ai frati di rifondarvi il monastero, tuttora attivo.
Il fascino dell’isola ha ispirato lungo i secoli artisti e poeti.