La Conca delle Porte Contarine

La Conca delle Porte Contarine, il monumento idraulico più insigne di Padova, è stato costruito nel XIII secolo durante il governo del podestà Contarini.
La Conca prende probabilmente il nome dal podestà, ma è anche possibile che il nome derivi dalla contrada Contarinorum.

Le Porte Contarine consentivano il ricongiungimento di due corsi d’acqua: quello del Naviglio Interno, proveniente da sud e che attraversava il centro città, e il Piovego.
Sfruttando la caduta d’acqua della Conca, nel 1900 furono accese le prime lampadine elettriche a Padova.
L’Oratorio della Beata Vergine, che si affaccia sulla Conca delle Porte Contarine, è dedicato alla Madonna dei Barcari che lo eressero nel 1723.
Sulla lapide della parete ovest dell’Oratorio sono scolpite le tariffe per il transito dei natanti. Il testo non è leggibile completamente perché fu riscolpito all’inizio dell’800 forse per cancellare l’immagine del leone marciano.

Nella parte inferiore della lapide invece, sono riportati i vari tipi di imbarcazioni previste al transito per il trasporto passeggeri e del legname.
A Padova si possono ammirare le verdi golene addossate alle mura veneziane, erette dopo che la città, nel 1509, durante la guerra della Lega di Cambrai, fu assediata e presa dalle truppe imperiali di Massimiliano d’Austria. La città fu subito liberata e il Senato veneziano  ordinò il rifacimento del sistema difensivo, modello esemplare per l’architettura militare del tempo.

Chiesa di San Canziano

Conosciuta popolarmente anche come “Chiesa di Santa Rita” è storicamente un luogo di fede e raccoglimento. 
La chiesa è dedicata ai santi fratelli Canziano, Canzio, Canzianilla e a Proto, martiri di Aquileia. I lavori di ricostruzione ed ampliamento della chiesa primitiva, una delle più antiche della città, gravemente danneggiata dal disastroso terremoto del 1117 e dal terribile incendio del 1174, furono terminati nel 1617. Durante i lavori la zona presbiteriale fu trasferita da est a sud, ma il campaniletto romanico rimase inalterato. Il restauro del 1955 ha messo in luce, sul fianco destro della attuale costruzione, parte della vecchia facciata con il rosone ed alcune finestrelle, di un periodo che si ritiene successivo al 1117.
Il motivo dell’arco di trionfo romano ripreso sulla facciata è attribuito ad un architetto locale di cultura palladiana, Vincenzo Dotto o Giambattista della Sala. All’interno di nicchie poste tra gli intervalli delle semicolonne, due statue in pietra tenera, del padovano Antonio Bonazza (1698-1763),  rappresentano la Purezza e l’Umiltà. Posti sopra l’attico i quattro Evangelisti e i due bassorilievi con episodi della vita di San Canziano di Pietro Danieletti (1712-1779).
All’interno, ai lati dell’altare maggiore, entro nicchie, sono collocate statue in terracotta rappresentanti i santi Agnese ed Enrico, a sinistra, e Anna e Girolamo, a destra. Le statue, ad esclusione di quella di Sant’Anna, sono tutte attribuite allo scultore trentino Andrea Briosco (1470-1532) che giunto a Padova, fu allievo di Bartolomeo Bellano, a sua volta era stato allievo di Donatello. L’affresco sulla facciata della chiesa della Vergine Immacolata con i Santi titolari, ristrutturato nel 1955, è opera di Lodovico di Vernansal (1689-1749).  Alessandro Varotari (1588-1648), detto il Padovanino, è invece autore della pala sopra l’altare maggiore. Sull’altare della parete di destra compare un’altra immagine dell’Immacolata ad opera di Francesco Zanella, un pittore padovano attivo in città e nei dintorni tra il ‘600 e il ‘700. Nella parete di sinistra, tre pale presentano momenti della vita di San Carlo, di Sant’ Antonio e di Santa Rita da Cascia, il culto della quale, tuttora particolarmente vivo, venne introdotto in questa chiesa all’inizio del Novecento. Per i padovani infatti la Chiesa di S. Canziano è la chiesa di S. Rita. L’altare dedicato alla santa risale al 1930 e la pala posta sopra di esso è opera della pittrice Cecilia Pivato Caniato (1886-1966). Sopra la porta della sacrestia si trova una grande tela di Pietro Damini (1592-1631), Il miracolo del cuore dell’avaro.

Il Naviglio Interno di Padova

Il Naviglio Interno di Padova era l’antico canale che percorreva il centro cittadino. Il canale è derivato dal Tronco Maestro del Bacchiglione all’altezza del Castello di Padova e si ricongiungeva ad esso con la Conca di Navigazione delle Porte Contarine, per poi dare origine al canale Piovego. Il Naviglio interno era attraversato da numerosi ponti di epoca romana e fungeva inoltre da fossato per la cinta muraria orientale.

Attualmente il vecchio Naviglio Interno non è più percorribile, in quanto coperto e tombinato negli anni cinquanta. Il suo tracciato corrisponde in gran parte alle odierne vie “Riviera Ponti Romani” e “Riviera Tito Livio”.

Padova e le vie d’acqua

Fin dai tempi antichi la via d’acqua era preferita dall’uomo; il trasporto fluviale era considerato comodo e sicuro rispetto alle strade spesso impraticabili per le piogge, il gelo o il brigantaggio.
Nel Veneto, già ricco di corsi d’acqua naturali, venne scavata una fitta rete di canali artificiali navigabili, vere e proprie autostrade d’acqua, per collegare tra loro fiumi, rendere più breve o agevole il trasporto, l’irrigazione e lo sfruttamento energetico; la grande rete di fiumi e canali navigabili rappresentò per le genti venete la fonte primaria di ricchezza.
Attraverso una fitta serie di canali tutte le città venete erano collegate tra loro e tutte erano collegate alla laguna di Venezia e al mare, principali punti di scambio commerciale.
Quando poi si navigava in canali con poca pendenza o si risaliva controcorrente, le imbarcazioni venivano trainate dai cavalli, guidati dai cavalanti, o dagli stessi barcari che camminavano lungo l’argine, sulle rive chiamate alzaie.
Per agevolare la navigazione si costruirono le Conche di Navigazione, dette anche Chiuse o Porte, veri e propri ascensori d’acqua che congiungevano corsi d’acqua di diverse altezze e permettevano alle imbarcazioni di risalire o discendere il corso d’acqua.
I grandi commerci e le necessità della Repubblica Serenissima di Venezia favorirono una grande crescita delle richiesta di beni e risorse dell’entroterra; granaglie, prodotti agricoli, legnami, marmi, pietre calcaree dei Colli Vicentini e la pregiata trachite dei Colli Euganei arrivavano a Venezia via acqua.
Ma oltre alle merci, i percorsi fluviali che collegavano Venezia con Padova e i Colli Euganei erano frequentati da burci, padovane, gondole, sandoli e burchielli che trasportavano persone e merci lungo le aste fluviali dei fiumi, dove venivano costruite delle residenze, inizialmente per controllare le attività dei poderi, che poi si trasformarono in splendide Ville.

Piazza delle Frutta

Dopo aver assaporato una tazzina di buon caffè al Pedrocchi, alla scoperta di Piazza delle Erbe.

Anche allora, come adesso era delimitata da edifici in cui aspetto è mutato nel tempo, ma la struttura della piazza si è complessivamente conservata. E’ piacevole attraversarla sia durante la settimana, quando è animata da suoni, colori e profumi che provengono dalle bancarelle del quotidiano mercato, sia nei giorni festivi o di sera, quando vuota e silenziosa, la si può ammirare in tutta la sua maestosità.

Nel Duecento, La Piazza del Palazzo della Ragione era un attivissimo centro commerciale e artigianale; vi si vendevano vino, stuoie, ferro, pellicce,pergamene,giubbe,ma soprattutto,legumi e biade. 

Una tazza di buon caffè al Pedrocchi

“Il caffè senza porte”, così i padovani chiamarono per tanti anni il Caffè Pedrocchi;ed effettivamente il locale dal 1831al 1916 rimase sempre aperto, anche di notte, per volontà degli antichi proprietari.

Solo i pericoli conseguiti la guerra ne causarono la chiusura secondo l’orario di tutti gli altri esercizi pubblici. Quando agli  inizi del’Ottocento il “sior ” Antonio Pedrocchi cominciò  ad acquistare l’area,dove poi sarebbe sorto lo stabilimento, egli era già un famoso caffettiere e la moda del caffè era largamente diffusa, tanto che in Padova si contavano già parecchie botteghe di caffè. Ma l’ambizione del Pedrocchi era di sfruttare la posizione centrale della sua panetteria e la vicinanza con il Bo, la sede dell’Università, per farne un punto di riferimento della sua vita culturale e commerciale della città. E così effettivamente avvenne, appena inaugurato, nel 1831,il Pedrocchi divenne luogo di ritrovo di studenti,artisti,letterati come Ippolito Nievo o Giovanni Prati, e di patrioti come Arnaldo Fulminato; in una sala interna, la bianca, si conserva una targa a ricordo di una pallottola sparata da un austriaco durante i morti del Pedrocchi1848. Ma il lungimirante “sior ” Antonio pensò  anche ai commercianti e riservò una sala al pianterreno, la gialla, alla borsa merci; al piano nobile invece, che fu inaugurato nel 1842 con la Riunione degli Scienziati Italiani, si stabilì qualche anno dopo la sede della Società del Casino Pedrocchi.

Grande Natale a Padova, una città coi fiocchi

Dal 23 novembre 2012 al 6 gennaio 2013 il Comune di Padova e la Camera di Commercio, hanno realizzato Grande Natale a Padova: un contenitore di eventi e manifestazioni legati alle feste natalizie. Mercatini, concerti, spettacoli teatrali, eventi per i bambini per vivacizzare il periodo delle feste.
al Palazzo Moroni il grande Albero della Solidarietà, donato dal Comune di Lavarone, si accende, con un piccolo contributo di tutti, in favore della Campagna “Prima le mamme e i bambini” di Medici con l’Africa Cuamm, per garantire l’accesso gratuito al parto sicuro e la cura del neonato. Obiettivo: 33.000 parti gratuiti e assistiti in 5 anni, in 4 distretti di 4 Paesi africani – Angola, Etiopia, Uganda e Tanzania.

La casa del Petrarca

L’edificio,di probabile impianto duecentesco,fu donato a Francesco Petrarca dal Signore di Padova Francesco il vecchio da Carrara,suo estimatore ed amico.
Nel 1369 il poeta risulta già impegnato nei lavori di restauro e di riadattamento degli spazi:la casa infatti, originariamente di due corpi con un dislivello l’uno dall’altro di tre metri e mezzo,fu fatta modificare con l’apertura sulla facciata di alcune finestre e la predisposizione di due unità abitative, una ricavata dall’edificio inferiore sito sito sul versante sinistro quale abitazione per sé e per la propria famiglia, l’altra riservata alla servitù e ai suoi servizi nell’edificio di destra, più elevato, dove si trova anche l’ingresso principale. Il Petrarca provvide anche alla decorazione interna, con fasce affrescate a motivi floreali, di cui rimangono ancora alcune tracce.
Al Petrarca si deve anche il riattamento degli spazi esterni con la creazione di due orti, sul fronte e sul retro dell’abitazione, dove vi furono piantati principalmente alberi da frutto ed erbe aromatiche: di questi due spazi, molto cari al Petrarca che ebbe sempre a cuore la cura delle piante,oggi rimane solamente la zona anteriore, risistemata come giardino all’italiana nel 1925 che circonda con le sue aiuole geometriche di basso il vialetto di ingresso che porta alla scala risalente al XVI secolo.
Dopo la morte del Petrarca si succedettero numerose proprietà: nel 1374 la casa passò a Francesco da Brossano, quindi al nobile veneziano Federico Giustinian e successivamente nel Cinquecento ne divenne proprietario il nobile padovano Pietro Paolo Valdezocco, è in questo periodo che l’edificio subisce numerose e progressive modifiche con la costruzione della loggetta di stile rinascimentale e la scala esterna, le decorazioni interne con tempere rappresentanti scene ispirate al Canzoniere, ai Trionfi e all’Africa tutte opere del Poeta.
L’ultimo Proprietario, il cardinal Pietro Silvestri, la donò, nel 1875 al Comune di Padova, che ne conserva tuttora la proprietà

Arquà Pertarca Fascino Medioevale

 

Il tempo sembra essersi fermato ad Arquà Petrarca. il centro dei Colli Euganei che, più di tutti gli altri, mantiene inalterato il fascino antico dei borghi medievali. Il suo nome deriva da Arquata montium che significa ” chiostra da i monti” ma deve la sua notorietà alla fama eterna di Francesco Petrarca, il poeta che vi passò gli ultimi anni della sua vita. Arquà, grazie alla sua posizione favorevole, fu abitata fin dall’età del Bronzo, come testimoniano i ritrovamenti di palafitte sul lago Costa, ma crebbe sopratutto sotto la signoria padovana dei Carraresie la dominazione veneziana.

Mura e Porte

La Prima cerchia muraria, eretta in epoca comunale, correva lungo il Bacchiglione ed i canali navigabili che limitavano l’antica “isola” romana. Ne restano alcuni tratti e due delle 19 porte: Porta Altinate e Porta Molino. Nuovi tratti di mura furono costruiti nel periodo carrarese, includendo le espansioni urbane oltre l’isola romana ed ampi terreni orticoli. La città, per la sua importanza strategica, fu munita dalla Serenissima Repubblica di Venezia di una nuova cinta murata, edificata tra il 1513 ed il 1544. il sistema fortificato, lungo circa 11 chilometri, comprende una ventina di formidabili bastioni tuttora ben conservati. Di Particolare interesse sono la Porta Venezia o Portello, la Porta S. Giovanni (1528) e la Porta Savonarola (1530). Negli ultimi anni si è avviato un programma di ripristino delle antiche vie d’acqua e di riapertura delle vecchie conche di navigazione, che ha permesso la ripresa della navigazione lungo le antiche vie fluviali, tra queste anche il percorso lungo le mura e i bastioni che circondano la città.